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Cosa è Prato Agenda
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Introduzione Obiettivo generalePIUSS POR CReO Obiettivo generale

I processi di globalizzazione dell’economia hanno avuto la conseguenza di marginalizzare molte regioni europee che avevano avuto un ruolo importante nel processo di industrializzazione. L’esclusione dai circuiti dello scambio economico ha fatto disperdere i saperi tecnici e pratici della forza lavoro, ha reso inutili molte infrastrutture, tecnologie e liberato ampi spazi urbani dalle loro vecchie funzioni. Il declino dell’occupazione manifatturiera, caratteristica che accomuna gran parte delle città industriali in Europa, come anche degli Stati Uniti e del Giappone, è accompagnato ovunque dalla crescita del terziario. Molte di queste città erano caratterizzate per la dipendenza da una particolare industria, spesso rappresentata da poche grandi imprese; la forza lavoro aveva competenze altamente specifiche e legate a particolari forme di organizzazione della produzione, perlopiù fondate su modelli fordisti, e la propensione al lavoro autonomo, come anche l’imprenditorialità, erano scarsamente diffuse. Il cambiamento nei distretti industriali italiani si presenta in modo diverso. In molti casi i distretti possono dipendere da un solo settore ma hanno un gran numero di piccole e medie imprese, con un diverso livello di specializzazione, organizzate in “squadre” o reti e una forza lavoro con competenze assai diversificate. L’elevato grado di esternalizzazione delle fasi produttive ha favorito inoltre la crescita di particolari cluster di imprese che forniscono servizi al sistema manifatturiero: trasporti e logistica, informatica applicata, controllo della qualità, contabilità, ecc.; un altro ambito di diversificazione è poi solitamente costituito dalla meccanica e da altre produzioni strumentali al settore principale. Queste ed altre proprietà di molti sistemi locali costituiscono delle risorse che possono essere attivate nelle fasi di transizione, ma sono anche beni particolari: vantaggi competitivi territoriali che incidono sulle scelte localizzative delle imprese. In caso di crisi della particolare specializzazione manifatturiera i distretti liberano dunque, oltre alle conoscenze tecniche e tecnologiche particolari, anche capacità organizzativa, gestionale (nel mercato e nell’amministrazione pubblica) che si possono più facilmente riaggregare in nuovi ambiti settoriali. Ma esistono anche delle eredità negative che possono rallentare il processo di riposizionamento dei distretti industriali. I modesti livelli di istruzione della popolazione in età lavorativa, la perifericità rispetto ai tradizionali centri dell’alta formazione, la bassa dotazione di servizi avanzati, come anche la carente pianificazione urbanistica e territoriale che ha caratterizzato le fasi di avvio e sviluppo dell’industrializzazione. La crescente integrazione di Prato nello spazio dei mercati internazionali si intensifica a partire dagli anni ‘70 quando, secondo Becattini, si massimizza l’esposizione della produzione manifatturiera locale; questo fenomeno provoca l’innesco di discontinuità nel processo di sviluppo locale, cui si accompagna progressivamente il massiccio afflusso di nuove categorie sociali e professionali. I profondi cambiamenti nella struttura della popolazione e della famiglia introducono nuove risorse per la società, ma allo stesso tempo evidenziano come sia necessario ripensare le politiche sociali e urbanistiche in modo da massimizzare le potenzialità della transizione, valorizzando complessivamente i vantaggi localizzativi e residenziali, per le persone e le imprese. Il Piano strategico dovrebbe accelerare la transizione del distretto industriale verso un modello di sviluppo basato sulla conoscenza attraverso interventi sul contesto urbano, ambientale e culturale. La velocizzazione del cambiamento dei flussi di valore e significato, così come della mobilità dei capitali e delle persone, hanno modificato il patrimonio di sapere istituzionale che ha regolato le relazioni sociali e i mercati particolari del distretto industriale. Gli interventi pubblici e privati degli ultimi decenni, in particolare attraverso il ricorso ai fondi strutturali europei, hanno sostenuto il modello produttivo, rafforzandone la tecnologia, riducendone l’impatto ambientale, migliorando i servizi per la popolazione e costruendo una voce politica che ha interagito con i livelli di governo nazionale ed europeo.

PIANO STRATEGICO OBIETTIVI FORUM PODCAST SITOGRAFIA
colonna ObiettiviCompletare i servizi al sistema produttivo locale Rafforzare il sistema delle strutture per la formazione superiore, la ricerca e il trasferimento tecnologico Migliorare le politiche di inclusione sociale Potenziare le connessioni con l’esterno e ridurre la mobilità interna su mezzi privati Riqualificazione territoriale ed urbana
innalzando la qualità progettuale degli edifici e dello spazio pubblico
Valorizzazione dei fattori di attrattività del territorio urbano attraverso interventi nella cultura, turismo e comunicazione
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“ReCS: LA VALUTAZIONE DEI PIANI STRATEGICI IN ITALIA E IN EUROPA
05 maggio 2009 - Sala del Consiglio Comunale, Prato
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